Nicma Informatica

Nicma Informatica

Gli operatori economici hanno ancora due settimane di tempo per decidere se aderire o meno all’opzione sulla fatturazione elettronica tra soggetti privati. Trattandosi del primo anno in cui si potrà optare per quest'opzione il 31  di Marzo costituirà quindi un banco di prova molto importante per valutare se nel nostro paese il clima è pronto a dare inizio a un percorso di digitalizzazione dei servizi, a partire proprio dalle fatture.

Resta da chiedersi, basteranno i vantaggi fiscali previsti per chi aderirà l’opzione a spingere le aziende a fare il grande passo? In attesa di scoprilo, vediamo cinque luoghi comuni diffusi sulle fatture digitali tra soggetti privati.

 

Aderire all’opzione è complicato e poco chiaro

 

La scelta se aderire o meno all’opzione è certamente il frutto di lunghe valutazioni da parte della direzione aziendale, ma una volta che si opta per il sì procedere è molto più facile di quel che si crede. Per esercitare l’opzione infatti è sufficiente andare sul sito dell’Agenzia delle Entrate, entrare nella pagina della propria azienda e accedere alla piattaforma “Fatture e Corrispettivi”, compilando l’apposito form. Oltretutto si può accedere al portale utilizzando diverse credenziali: Fisconline, Entratel, Carta Nazionale dei Servizi o con il sistema Pubblico di Identità Digitale. 

 

2.    Per aderire bisogna esser già pronti a mandare tutte le fatture in XML altrimenti si viene sanzionati

Senza dubbio uno degli spauracchi più temuti da commercialisti e responsabili amministrativi nonché uno dei freni maggiori all’esercizio dell’opzione. Lo scenario è che se non si è del tutto pronti a inviare e ricevere le fatture in XML già dall’inizio del 2017 o se saltuariamente non si ricorre a questo metodo (esempio mandare una fattura cartacea a un cliente che non accetta altri formati), allora ecco che scattano le sanzioni da parte dell’Agenzia delle Entrate.
In realtà si tratta di un’informazione del tutto falsa. Esercitare l’opzione non implica automaticamente l’esser già pronti con la digitalizzazione delle fatture, ma è un modo per dichiarare la propria volontà a dare inizio a questo percorso, grazie anche alla spinta data dal governo per mezzo degli incentivi fiscali previsti.
Inviare e ricevere fatture in formati che non siano l’XML è assolutamente lecito e non comporta alcun tipo di sanzione. L’unica differenza da tenere a mente è, piuttosto, che mentre le fatture in formato XML non necessitano di essere dichiarate nello Spesometro, le fatture “non digitali” dovranno seguire invece lo stesso iter a cui sono assoggettati tutti i soggetti che non aderiranno all'opzione. L’azienda dovrà quindi comunicare i dati delle fatture prive del formato XML nello Spesometro di riferimento, che per quest’anno è a cadenza semestrale (per poi diventare trimestrale nel 2018) e che vede come prima data il 18 settembre 2017.
I dati delle fatture in XML invece dovranno essere comunicati entro l’ultimo giorno del secondo mese successivo al trimestre di riferimento, utilizzando il Sistema d'Interscambio. Quest'operazione può essere oltretutto svolta da un intermediario abilitato, rendendo il processo di conservazione e dichiarazione dei dati delle fatture ancora più semplice e immediato.


3.       Se i propri clienti/fornitori non mandano a loro volta fatture in xml non si possono godere dei benefici fiscali

Altro luogo comune è che i vantaggi fiscali previsti dall’opzione sono di fatto disponibili soltanto a coloro che riescono a digitalizzare completamente il proprio flusso.  Se quindi si ha che fare con un cliente o fornitore particolarmente riottoso che non intende adottare l’invio/ricezione in xml, allora si andranno a perdere i tanto agognati benefici fiscali.
Anche in questo caso ci troviamo di fronte a un’informazione errata. A parte l’esenzione allo Spesometro, che come è stato fatto notare sopra prevede che tutte le fatture non digitali dovranno essere comunicate, tutti gli altri vantaggi fiscali previsti sono e restano disponibili come, per esempio, la priorità nel godimento dei rimborsi IVA a proprio favore.

4.      Mandare e ricevere fatture in XML è complicato e rischioso.

Il nuovo a volte spaventa, si sa, soprattutto in un ambito come quello fiscale per cui si predilige istintivamente la stabilità e la continuità, con lo spauracchio costante di commettere qualche errore che l’Agenzia delle Entrate non esiterà a far pagare caro.
Non sorprende dunque che molte aziende e commercialisti abbiano il terrore a non avere più il cartaceo della fattura da mettere al sicuro nei faldoni. Un’altra obiezione molto diffusa è che per dare via al processo di digitalizzazione occorra formare da capo le proprie figure amministrative, sconvolgendo tutto il sistema adeguandosi a complicate procedure informatiche.
Timori e dubbi del genere sono comprensibili, ma in qualità di operatori nel settore IT è nostro dovere sfatarli e indicare come inviare, ricevere e conservare le fatture sia molto più facile e sicuro rispetto alla carta. A patto, naturalmente, di gestire il processo con criterio e ordine, utilizzando un servizio in grado di coordinare l’intero flusso e che sia certificato  dall’Agenzia delle Entrate per l’invio e la ricezione in XML.
Dal punto di vista della sicurezza, va sottolineato come una fattura presente sul database in cloud di una piattaforma dedicata sarà sempre recuperabile indipendentemente dal tipo di problematica a cui può incorrere un'azienda (computer guasto o infetto, disastro naturale, perdita dei database on premises). D’altra parte, l’apparente stabilità della fattura cartacea è legata al buono stato di conservazione dei faldoni e della carta, soggetta a deperimento e distruzione.

5.      Finché non diventa obbligatoria, non si adeguerà nessuno.

Fare previsioni sul tasso di adesione all’opzione alla vigilia del 31 marzo è quantomeno azzardato. Tuttavia occorre segnalare come diverse imprese di grandi dimensione non solo abbiano già dato inizio a un percorso di digitalizzazione delle fatture ma hanno anche imposto ai propri clienti e fornitori di fare altrettanto per poter continuare a lavorare con loro. In parole povere niente fattura digitale, niente business. Con il passare del tempo e in vista del 2020, anno in cui l’Unione Europea prevede che la fattura elettronica diventi il formato di riferimento in tutto il mercato unito europeo, è decisamente probabile che altre imprese seguiranno questa strada. Adeguarsi in anticipo è senza dubbio consigliabile piuttosto che ritrovarsi sgradite sorprese e dover fare tutto in corsa o, ancor peggio, perdere delle occasioni di business a causa di un regime di fatturazione obsoleto.

 

Naturalmente, ci sono ancora molti dubbi legati alla fatturazione elettronica tra privati, alle sue regole, alle modalità per procedere e alle opportunità che offre. Purtroppo una diffusa confusione su questo tema non attrae le imprese verso l’opzione, nonostante le opportunità sia in termini di benefici fiscali, sia, e soprattutto, in termini di risparmio di tempo e denaro. Ed è con l’intento di poter finalmente fare un po’ di chiarezza che Lunedì 27 Gennaio presso la nostra sede di via Alessandro Volta a Corsico terremo una tavola rotonda informale su questo tema: un'occasione di confronto tra aziende in vista della scadenza del 31 Marzo. La partecipazione è gratuita, ma i posti sono limitati.  

clicca qui per partecipare

 

Torniamo con l'appuntamento mensile dedicato alle più importanti scadenze fiscali del mese. Marzo si presenta ricco di appuntamenti, sopratutto verso la sua conclusione, con due decisioni molto importanti che le imprese dovranno compiere entro il 31. Ma andiamo nel dettaglio

 


  

  • -15 Marzo – Emissione e registrazione fatture differite relative a transazioni commerciali avvenute nel corso del mese solare precedente.

    • --->Di cosa si tratta? Un appuntamento mensile ricorrente quello che vede la dichiarazione dei dati di fatturazione in differita ai fini di calcolo dell'IVA

    • --->A chi è rivolta? Tutte le imprese che hanno consegnato o spedito beni durante il mese di Febbraio Attenzione a riportare la data a cui fa riferimento il documento.

  • -16 Marzo – Versamento ritenute IRPEF, contributi previdenziali per il sostituto d’imposta. Versamento IVA mensile e Trimestrale. Versamento Tobin Tax

    • --->Cosa sono? Si tratta del consueto appuntamento mensile per IVA e per i contributi INPS dei dipendenti versati dall'impresa con conseguente trattenuta sulla busta pagaLa "Tobin Tax" è invece l'imposta applicata sulle transazioni finanziarie

    • --->Chi le deve pagare? Per i contributi previdenziali, chiunque svolga opera di sostituto d’imposta, per l’IVA tutte le attività economiche. Per la Tobin Tax, chiunque abbia effettuato transazioni finanziarie.

  • -27 Marzo – Presentazione Elenchi mensili e trimestrali INTRASTAT con IVA comunitaria

    • --->Cosa sono? Si tratta di un’imposta che riguarda tutti coloro in possesso di partita IVA comunitaria e che compiono operazioni di scambio su beni mobili all'interno dell'Unione Europea.
       
    • --->A chi sono rivolti? Questa volta l’appuntamento interessa solo le imprese che hanno optato per il regime mensile.

 

  • -31 Marzo – Rottamazione delle cartelle esattoriali Equitalia

    • --->Cos'è? In vista della definitiva liquidazione di Equitalia, si tratta di un'opzione che consente di pagare i debiti accumulati verso l'Ente senza aggiungere gli interessi e le sanzioni.

    • --->A chi è rivolta? Tutti i soggetti che hanno riscontrato un debito preso in carico da Equitalia dal 2000 al 2015.

  • -31 Marzo – Esercizio dell'opzione per l'invio e ricezione delle fatture tra privati in formato elettronico

    • --->Cos'è? Dopo mesi di discussioni, rilevazioni e scenari finalmente la fatturazione elettronica B2B entra nel vivo anche in Italia. Grazie alla proroga voluta dal governo le imprese hanno ancora tempo fino al 31 Marzo per esercitare quest'opzione per i prossimi cinque anni, godendo di diversi vantaggi di natura fiscale.

    • --->A chi è rivolta? Tutte le imprese che intendono dare inizio a un percorso di digitalizzazione delle proprie fatture.  Non è necessario essere già attrezzati per il 31 di Marzo per inviare e ricevere fatture in XML e il processo può avviato in un momento successivo a quello della scelta (a patto, naturalmente, di comunicare i dati delle fatture non digitali emesse e ricevute con il primo Spesometro del 2017).
      Per ulteriori informazioni vi rimandiamo rimandiamo al webinar sulla normativa previsto per Venerdì 17 Marzo alle ore 10.

La trasformazione digitale non è un processo che sta coinvolgendo solo il mondo del business e della produzione. I cambiamenti dovuti alle nuove tecnologie dell'informazione partiranno sin dal posto in cui viviamo. 

 

Prende sempre più piede infatti il concetto di Smart City quale standard a cui aspirare per il futuro. Ma cosa rende una città "intelligente"? Esistono diverse interpretazioni in merito ma, nel complesso, si può considerare come Smart City un centro urbano in grado di ottimizzare le risorse al suo interno sfruttando le possibilità di connessione e comunicazione dei suoi elementi. In altre parole un ambiente per essere intelligente non può che essere innanzitutto interconnesso. E con due terzi della popolazione mondiale che per il 2050 vivrà in un centro urbano, creare spazi cittadini il più possibile vivibili sarà un fattore fondamentale per il benessere complessivo dell'umanità del futuro. 

 

Un recente studio di Juniper ha stilato una classifica delle principali Smart City al momento presenti. In cima alla classifica troviamo Singapore, una città stato famosa anche per essere una delle aree tecnologicamente più avanzate del pianeta. A far bella mostra di sé nella classifica troviamo anche San Francisco e, nel nostro continente, Londra e Barcellona. 

 

E l'Italia? Sicuramente Milano è la candidata principale al ruolo di prima, vera, Smart City nel nostro paese. I progetti che interessano la città non sono affatto pochi anzi, con 44.000 aziende operanti su progetti di Smart City e 345 mila addetti, Milano oggi è un vero e proprio cantiere smart.  Il Presidente della Camera di Commercio di Milano, Carlo Sangalli, ha stimato che il giro d'affari legato alla smart city milanesi ammonta a circa 100 miliardi di euro.  

 

Un circuito di sviluppo a cui ha preso parte la stessa amministrazione comunale, che ha dato vita a progetti di crowdfunding civico per 300.00 euro, rendendo dunque possibili agli stessi cittadini prendere parte alla trasformazione di Milano in una Smart City. Tra i progetti coinvolti vanno segnalati "Sicurezza d'Argento", un progetto pensato per monitorare in remoto anziani soli in condizione di fragilità, e CN-Smart Hub, che sfrutta le ultime tecnologie informatiche nella formazione per insegnare ai ragazzi mestieri tradizionali. 

 

La sinergia tra pubblico e privato ha coinvolto anche l'amministrazione della Regione Lombardia. "Accordi per la ricerca", call lanciata dall'amministrazione regionale, ha visto premiati 45 progetti per 4,5 milioni di budget ciascuno. A Segrate, alle porte di Milano, sorgerà Milano4You. Si tratta di uno spazio smart costruito da zero, il primo in Italia  e che vedrà la realizzazione su un'area di trecento mila metri quadrati di un nuovo spazio cittadino concepito secondo tutti i criteri della "Smart City", a beneficio dei suoi abitanti. Un altro elemento di novità per rilanciare Milano quale Smart City di riferimento in Italia è il nuovo centro direzionale di Porta Nuova. Tra i vari progetti in corso spicca in particolar modo il "Nido Verticale", un palazzo di quasi 100 metri che per merito dei suoi materiali sarà in grado di "respirare", traspirando l'aria in modo da avere interni caldi d'invero e freschi d'estate. 

 

A livello nazionale, i principali indicatori confermano Milano come la prima Smart City in Italia. Se altre città offrono comunque realtà d'eccellenza su alcuni punti, Milano al momento sembra essere la sola in grado di lanciarsi su ogni suo aspetto, dalla Governance cittadina alle opportunità per l'economia digitale fino ai progetti di natura sociale e quelli legati al rispetto dell'ambiente.  

 

Il risultato è che il gap tra Milano e le altre città italiane sta aumentando. Un'opportunità per la città, ma al tempo stesso un possibile fattore di rischio. Di fronte a un futuro divario tra Milano e il resto del paese a livello di Smart City uno scenario possibile è che gli investimenti gravitino sempre più intorno alla città. Ma un'oasi tecnologicamente avanzata circondata dal deserto difficilmente potrà ottenere risultato ottimali nel lungo periodo. L'Osservatorio Nazionale Smart Cities lancia l'allarme: il nostro paese, al netto di Milano e qualche altra realtà cittadina, sostanzialmente fermo a livello d'investimenti nonché privo di una cabina di regia politica nel definire le possibili aree d'investimento pubblico e privato. 

 

Milano non è Singapore, e ha necessariamente bisogno che il resto del paese resti in scia dal punto di vista tecnologico per far sì che le innovazioni presenti in città possano dare i propri frutti. Senza contare che se tutti si fiondano in città per fare lavori "smart" la gestione di tutti i progetti diventerebbe semplicemente impossibile. Va infatti ricordato, riprendendo la definizione iniziale, che una Smart City non è uno spazio rimpinzato di tecnologia avanzata senza alcun criterio ma un ecosistema intelligente, che vive grazie al valore tecnologico presente al suo interno. 

 

Ad oggi, Milano di sicuro ha tutto il potenziale per diventare una delle più importanti Smart City a livello europeo e persino globale. D'altra parte, il gap tecnologico che contraddistingue il nostro paese rispetto alle altre economie avanzate in Europa e nel mondo potrebbe costituire una zavorra impossibile da sostenere anche per una realtà di sviluppo e innovazione dinamica e fertile come quella milanese.

Martedì, 14 February 2017 14:03

Day4Trade 2017- il nostro resoconto

Giovedì 9 Febbraio si è tenuto l'atteso Day4Trade, la giornata dedicata agli specialisti dell'Information Technology in Italia. Come già abbiamo avuto modo di accennare sul nostro blog, Day4Trade è da anni uno degli eventi più importanti del settore. Quest'anno abbiamo avuto l'onore di presenziare in veste di giurati di qualità in un anno, il 2017, destinato ad essere decisivo per l'intero canale.

La giornata ha visto l'intervento di parecchie aziende di informatica, di startup innovative, di clienti e di studiosi del settore, ad esempio l'Osservatorio per il Digitale del Politecnico di Milano. Impossibile raccontare tutta la ricchezza di contenuti, di informazioni e soprattutto  di esperienze che si sono avvicendate nel palco, ma cercheremo di fare un riassunto esaustivo.

La giornata è partita da una considerazione. Sebbene il nostro settore sia in crescita, in quanto asset tecnologico centrale nel processo d'innovazione dell'intera economia, per comprendere se si sta andando nella direzione giusta o meno non basta affidarsi ai numeri, ma alla soddisfazione. Così come molti stati stanno trovando metodi alternativi al PIL per misurare il benessere, così le aziende del nostro canale dovranno allinearsi sempre di più alla soddisfazione dei propri clienti.

Ed è dai clienti che ha avuto inizio l'evento vero e proprio, con 50 CIO che hanno dato i loro voti al nostro settore. Nel complesso l'ICT si prende un bel 8 in pagella, con dei margini di miglioramento incentrati sulla flessibilità dei contratti e un miglioramento della qualità dei servizi. Insomma, in un periodo d'Intelligenze Artificiali incombenti, il fattore umano resta vitale anche per l'informatica. Per questo i clienti, nel complesso, chiedono che gli specialist le accompagnino in questo nuovo percorso d'innovazione digitale che attrae e al contempo spaventa.

Un elemento molto importante emerso nell'analisi dell'Osservatorio del Digitale è come la qualità del servizio sarà sempre più il fattore da prendere in considerazione nel successo o meno di un'attività ICT. In uno scenario in cui i budget riservati alla spesa IT resteranno stabili dal punto di vista quantitativo, ma si moduleranno per concentrarsi su investimenti ad alto valore aggiunto, saper innovare non costituirà più un semplice plus per le aziende d'informatica, bensì un elemento indispensabile per rimanere sul mercato.

Ma come vedono a loro volta le aziende IT i propri clienti? Nel complesso la sensazione, condivisa sia dal pubblico sia dalla giuria di qualità, è quella di un mercato che ha ancora bisogno di conoscere e di essere acculturato sulla materia. Un compito naturalmente che non può che spettare proprio alle aziende del settore in quanto, come notato da Loris Frezzato, direttore di Digital4 e organizzatore dell'evento, "le aziende non vogliono semplici prodotti ma esperienze".

Il Cloud è stato il primo grande tema specifico della giornata. Tra le numerose aziende specializzate in questa tecnologia che hanno parlato sul palco emerge, nel complesso, un mercato che andrà sempre più in direzione di una soluzione ibrida. Con il Public Cloud a trainare la crescita dell'ICT in Italia, i margini di business sono ancora molto ampi per le aziende che sapranno dare ai propri clienti ciò di cui hanno bisogno. Il lavoro del canale diretto rispetto a quello degli sviluppatori sarà cruciale nello spingere le aziende all'utilizzo della tecnologia; si potranno avere risultati soddisfacenti solo se i rivenditori avranno a disposizione le skill necessarie per seguire il cliente, prima, durante e dopo la fornitura di servizi in Cloud. L'istant poll dedicato all'argomento, che vedeva le imprese del settore ICT e la giuria di qualità chiamate a valutare gli scenari di mercati offerti dal Cloud, hanno visto un generale ottimismo per il futuro, con un aumento della domanda da parte del mercato il quale porterà a nuove opportunità di business.

Il secondo argomento, i Big Data, parrte da un dato che fino a pochi anni fa poteva sembrare sconcertante. Oggi al mondo girano più dispositivi mobile che esseri umani (e viviamo in un'epoca di esplosione demografica). Ogni dispositivo, non solo smartphone, ma  un numero sempre più ampio di oggetti d'uso comune che sono o andranno online grazie all'Internet of Things, costituirà una vera e propria banca dati di informazioni. Il risultato è che proseguendo nei prossimi anni assisteremo a un'esplosione del numero di dati presenti online e negli archivi. Da qui sorge un dubbio: poiché un'azienda non può permettersi di trascurare un solo dato in quanto rappresenta un potenziale vantaggio competitivo, come può al tempo stesso riuscire a gestire una mole crescente d'informazioni senza esserne travolta? A questa domanda dovrà dare una risposta il canale, offrendo soluzioni sempre più raffinate e smart nella gestione dei dati in un mercato, quello della gestione del dato, che oggi vale 15 miliardi di dollari l'anno, una cifra destinata a crescere.  L'esplosione dei dati non va dunque fermata, bensì gestita e se l'istant poll vede il pubblico di operatori del settore convinto che questo tema sarà sempre più importante per i clienti, la giuria di qualità si sofferma di più sui potenziali rischi di una cattiva gestione del dato, pur confermando il grande potenziale di mercato di questa tecnologia.

Il terzo argomento trattato, il rapporto tra Marketing e Social Media e il loro potenziale per la generazione di lead in un settore B2B, parte ripercorrendo alcune nozioni fondamentali di Social Media Marketing. Oggi il processo d'acquisto è del tutto diverso rispetto a solo qualche anno fa e per poter attrarre potenziali clienti non serve più raccontare quanto si è bravi, quanto è perfetto il proprio prodotto o quanto è cresciuto il fatturato, bensì parlare di esperienze reali, che mostrino il volto (e i volti) umano dietro l'organigramma aziendale. Un'operazione di sincerità e storytelling che non tutte le imprese sembrano ancora disposte ad intraprendere ma che diventerà sempre più necessario per crescere nel mercato. Così come esser presenti sui social media non basta più: occorre avere una reputazione adeguata e che possa sorreggere le propria ambizioni di crescita. D'altra parte essere presenti sui social non serve solo ad aumentare il business, ma è uno strumento strategico molto prezioso nel reperire informazioni sui competitor.

Il tema successivo, la cyber-security, non può che partire dalla constatazione di come questo tema finalmente sia entrato nel dibattito dell'opinione pubblica. Oggi le aziende cominciano a percepire il numero e la portata delle minacce che incombono sulla loro attività, ma il canale deve ancora lavorare molto per far comprendere l'importanza di un'adeguata strategia di difesa. Oggi la gran parte degli hacker agisce per un tornaconto economico, spesso ingaggiati da qualche competitor scorretto, coon vere e proprie organizzazioni del cyber crimine in grado, come Avalanche, di colpire migliaia di aziende ogni giorno. La soluzione non è certo rifuggire da Internet e dalla tecnologia in generale, in quanto gli ultimi studi di settore hanno rilevato che proprio le piccole-medie imprese poco digitalizzate costituiscono la categoria più a rischio di attacchi. Il lavoro degli operatori ICT, oltre che di vera e propria comunicazione volto a far sì che i dipendenti del cliente adottino quelle elementari ma importantissime misure di prevenzione contro potenziali attacchi (a partire dal banalissimo non aprire gli allegati di mail sospette), non può che essere quello di creare un'efficace strategia di monitoraggio e prevenzione per la sicurezza. Oggi nascono 5 nuovi malware ogni secondo e non è più possibile rincorrere le minacce quando queste sono già operative. Occorre, piuttosto, anticiparle e prevederle attrezzando a dovere i sistemi del cliente prima che le minacce si presentino sotto la porta. Secondo l'istant pool di categoria, dedicato alla minaccia dei cryptolocker, il problema principale a questo tipo di minaccia è la scarsa conoscenza degli utenti sulla sua presenza, sui rischi che comporta e sulle modalità per prevenirlo.

L'ultimo argomento, dedicato alle Smart Cities e all'Internet Of Things, getta uno sguardo verso il futuro e ha visto protagoniste parecchie startup il cui apporto creativo è destinato a cambiare, e di parecchio, il nostro modo di vivere la tecnologia. L'obiettivo, nel complesso, è rendere sempre più oggetti sempre più intelligenti, arrivando a un vero e proprio ecosistema smart, interconnesso e online che migliorerà la vita di tutti i giorni.

La giornata si è conclusa mostrando uno scenario ricco di sfide e di opportunità. Trovarsi al centro della quarta rivoluzione industriale non significa affatto che basta occuparsi d'informatica e di tecnologia per cogliere il business a piene mani. Al contrario, proprio in virtù del ruolo vitale giocato dal nostro settore per l'intera attività economica, i clienti si aspettano sempre meglio, e per emergere, o anche solo restare nel mercato, occorre portare qualcosa di unico nel proprio genere; come del resto hanno cercato di fare tutte le imprese che si sono avvicendate sul palco e che hanno raccontato di sé e dei propri progetti.

Ad esser premiata dalla giuria di qualità per il miglior speech della giornata è stata Panda Security, che ha mostrato un'innovativa soluzione di sicurezza incentrata non sul riconoscere e neutralizzare i ramsomware, ma a bloccare i processi d'elaborazione dei dati "infetti" che i file attivano una volta colpiti, disinnecando quindi la minaccia alla radice.

Per concludere, un riconoscimento a sorpresa. Day4Trade 2017 è stato uno dei top trend su Twitter per tutto il giorno, superando l'hashtag  di Sanremo. Merito del contributo di centinaia di persone, partecipanti e spettatori che hanno scritto, commentato e condiviso ogni spunto dell'evento. Un risultato molto positivo per un'evento di settore, e l'organizzazione ha voluto riconoscere il lavoro di chi si è più distinto nell'ottenimento di questo grande risultato.

E ad esser premiati, alla fine, siamo stati proprio noi, con la live coverage su Twitter che ci ha portato ad essere Top Social Contributor del Day4Trade di quest'anno. Un colpo di scena finale che ci ha soddisfatto, e che naturalmente ci sprona ad essere ancora di più per l'edizione del 2018.

Mercoledì, 08 February 2017 17:43

NICMA è IBM Gold Business Partner

IBM è un'azienda che non ha bisogno di presentazioni. Ciò che invece spesso passa inosservato è quanto questo colosso dell'Informatica possa agire sul mercato grazie all'opera di migliaia di aziende partner sparse per tutto il mondo.

Da sempre la "Big Blue" ha cercato di trovare il modo migliore per formare i propri partner e al tempo stesso valutarne performance e capacità. A partire dal 2017, il sistema di classificazione dei partner è stato drasticamente cambiato, dando risalto soprattutto al livello di competenza del partner e al grado di soddisfazione dei clienti finali, focalizzandosi sulla qualità del servizio offerto per conto di IBM.

E il responso è arrivato anche per noi di NICMA, che con IBM ci siamo nati. Con immenso orgoglio e soddisfazione annunciamo che la nostra azienda è stata classificata come Partner "GOLD".

Si tratta del secondo livello d'importanza, appena dietro il Platinum. Un riconoscimento che ci proietta quale punto di riferimento per le soluzioni IBM sul territorio. Il livello Gold richiede innanzitutto un ampio portfolio di certificazioni che noi abbiamo avuto modo di accumulare durante gli anni. Ma la conoscenza va anche applicata a dovere, ed è per questo che l'alto livello di soddisfazione dei nostri clienti sull'offerta IBM, ad esempio nella Business Intelligence, ha contribuito al raggiungimento di questo straordinario risultato.

Naturalmente non intendiamo accontentarci: siamo già all'opera per concludere la nostra scalata e raggiungere il livello Platinum

 

 

 

 

Lunedì, 06 February 2017 14:04

Nicma protagonista al prossimo Day4Trade

 

 Il nostro Managing Director, Maurizio Sansone, sarà uno dei membri della giuria di qualità per il Day4Trade 2017, che si terrà Giovedì 9 Febbraio a Milano,

Lunedì, 30 January 2017 12:22

5 spunti interessanti su digitale e B2B

Venerdì 26 Gennaio, alle Officine dal Volo, è stato presentato ufficialmente Agyo, la nuova piattaforma di Teamsystem per la fatturazione elettronica tra aziende (anche nota come B2B). L'evento ha visto la partecipazione di diversi operatori del settore, da Osservatori per il Digitale fino all'Agenzia delle Entrate, e ha consentito di fare un punto della situazione sullo stato attuale dei servizi digitali B2B in Italia. Ecco gli elementi più interessanti emersi durante l'incontro. 

1. L'Italia è ancora indietro nel processo di digitalizzazione dei processi B2B

A tracciare il quadro è stato Alessandro Perego di "Osservatori per il Digitale". In un contesto globale che vede l'Europa non  più tra le realtà maggiormente avanzate nell'innovazione digitale, l'Italia rappresenta un'area affatto felice. Il DESI, l'indice che misura l'evoluzione dell'economia digitale dei paesi europei, colloca il nostro alla venticinquesima posizione su ventotto. Un risultato sconfortante, dovuto non solo a infrastrutture insufficienti (a partire dalla scarsa copertura della banda larga sul territorio), ma anche allo forte spirito di conservazione, e al conseguente timore d'investire nell'innovazione, che caratterizza una buona fetta delle imprese italiane.

2. Il digitale B2B non può essere solo fatturazione elettronica

Uno dei dati specifici all'interno del DESI meno penalizzanti per l'Italia è quello relativo al livello di digitalizzazione delle Pubbliche Amministrazioni. Buona parte di questo risultato è dovuto all'attuale obbligo di legge che vede le imprese tenute, nei loro rapporti con le PA, ad emettere fatture in formato elettronico. Attualmente il governo sta cercando di far compiere alle imprese un ulteriore passo in avanti con la fatturazione elettronica B2B, offrendo diversi incentivi di natura fiscale.  Tuttavia digitalizzare il ciclo di fatturazione non può che essere solo un primo passo di un percorso volto a digitalizzare anche tutti gli altri processi aziendali. Il grande vantaggio competitivo nella digitalizzazione dei processi sta nella possibilità di farli dialogare e coordinare tra loro con una rapidità, e un'efficienza, mai viste prime, pertanto, una fatturazione elettronica in un contesto intenzionato a non digitalizzarsi resta un'occasione sfruttata a metà.

3. La digitalizzazione dei processi fa bene alle imprese, a patto di crederci (e investirci).

In Italia già è difficile convincere le imprese a investirle sulla digitalizzazione, farlo spendendo una cifra adeguata ai risultati attesi è qualcosa di ancor più complicato, ma comunque necessario. Esiste infatti una correlazione tra entità dell'investimento e grado di soddisfazione. Con il giusto investimento quindi i risultati arrivano in tempi relativamente brevi. Coloro i quali non dedicano risorse sufficienti alla digitalizzazione incappano invece in una sorta di predizione autoindotta, per cui i risultati attesi dalla digitalizzazione  dei processi non vengono soddisfatti dallo (scarso) impegno profuso.

4. La digitalizzazione non può essere soltanto un'affare per le grandi imprese.

Un'ulteriore linea di demarcazione nel mondo dell'impresa sul digital service B2B è dato dalle loro dimensioni. Se la media e grande impresa ha già avviato un percorso di digitalizzazione al proprio interno, le piccole e le micro imprese, le quali costituiscono numericamente la stragrande maggioranza delle aziende italiane tendono a trovarsi ancora sul nastro di partenza. Una mancanza da colmare al più presto, in quanto rappresenta la causa principale dell'attuale ritardo dell'economia italiana nella trasformazione digitale rispetto agli altri paesi.

5. La fatturazione elettronica aiuta sia la singola impresa, sia l'intera economia

Sono state fatte diverse stime sul risparmio che un'impresa ha nel digitalizzare il proprio ciclo di fatturazione. Se una singola fattura digitale può far risparmiare  fino a otto euro di materiali, il risparmio in termini di tempo è stato quantificato a circa 60 euro.

Tuttavia i vantaggi non si limitano ai bilanci e a minor tempo speso dalle imprese. L'Agenzia delle Entrate, presente durante la tavola rotonda conclusiva della giornata, ha sottolineato come grazie alla digitalizzazione delle fatture sarà possibile risparmiare tempo nei controlli da dedicare a chi realmente fa il furbo, e con una minor tasso d'evasione fiscale si potrà al contempo sperare in un taglio alle aliquote fiscali.

Venezia è appena stata protagonista di un'importante evento per i nuovi scenari della sicurezza informatica in Italia. Dal 17 al 20 di Gennaio si è tenuta nella città lagunare la prima edizione  di ITASEC. Una serie di  giornate dedicate a convegni, incontri, e dibattiti sulla Cyber Security nel nostro paese. L'importanza di questa rassegna è stata mettere a contatto il mondo della sicurezza pubblica (polizie, ministeri, agenzie governative) con quello della sicurezza privata popolato dalle aziende di settore. 

L'obiettivo è stato cominciare a condividere il know how da realtà tanto differenti  e dar vita alle prime linee guida per una strategia di difesa efficace contro gli attacchi informatici. Le infiltrazioni russe a danno degli Stati Uniti durante la campagna elettorale, nonostante gli USA siano noti per essere l'avanguardia della sicurezza informatica, e alcuni dati specifici sull'Italia hanno tracciato il quadro di un un paese sostanzialmente inerme di fronte all'eventualità di attacchi hacker organizzati in maniera simile a quelli condotti ai danni di Washington.

Una prima risposta da parte del settore pubblico è stato l'annuncio, durante ITASEC, dii un nuovo corpo speciale delle forze armate specializzato nel cyber warfare, il CIOC, il quale sarà già operativo dal 2017. La presentazione del CIOC  s'inserirà, secondo i progetti governativi, in un quadro più ampio che porterà anche l'Italia a quella "corsa all'armamento digitale" che in questo momento sta coinvolgendo molti altri paesi 

D'altra parte, nonostante gli anni futuri saranno caratterizzati da un aumento degli sforzi da parte dei governi di mezzo mondo sul fronte della sicurezza informatica, non è realisticamente possibile pensare di poter sentirsi ragionevolmente al sicuro senza la collaborazione del settore privato. Secondo il Professor Baldoni, dell'Università "La Sapienza" di Roma, l'Industria 4.0 sarà il primo grande banco di prova per questa necessaria sinergia pubblico-privato. L'avvento dell'Internet of Things, uno degli elementi portanti della Rivoluzione Industriale 4.0 mette di fronte a scenari d'attacco subdoli e imprevedibili, con dispositivi quali lavatrici, stampanti o caldaie quali nuovi possibili vettori di un attacco informatico. 

Un altro supporto da non sottovalutare, stando a quanto emerso da ITASEC, sarà quello fornito dagli hacker "buoni". Freelance o gruppi che sfruttano le proprie capacità per scopi etici e non per trafugare dati o devastare i sistemi. Per Ottobre è atteso un codice di buona condotta nella divulgazione di eventuali fragilità di sistema.

Se si potesse riassumere ITASEC in una parola quest'ultima non potrebbe che essere: ecosistema. Come ha avuto modo di sottolineare Eugene Kaspersky, a capo dell'omonima società di sicurezza informatica per le aziende di cui siamo business partner, molto presto, se non già oggi, gli attacchi informatici colpiranno più che i computer le strade, i porti, le infrastrutture sfruttando la loro connessione alla rete. In questi scenari il cyberwarfare assume sempre meno i contorni di una guerra digitale e intangibile relegata ai sistemi di rete per entrare, e di prepotenza, nel quotidiano di ciascuno di noi. In altre parole, in futuro sarà sempre più probabile che un attacco hacker non si limiti a prendere dati o a mettere ko la connessione, ma sarà in grado di mandare in tilt i semafori, la rete elettrica o addirittura far aprire dighe e prosciugare le falde acquifere.

Di fronte a scenari del genere, un piano ampio e organico di difesa del cyberspazio è necessario esattamente come i piani che tutti gli stati hanno in caso di attacco militare "sul campo".

Sempre il Professor Baldoni, tuttavia, ammonisce che la corsa alla sicurezza informatica non dev'essere vista come una misura squisitamente protettiva. Stando a una sua dichiarazione durante l'evento, dalle capacità da parte uno stato di saper proteggere lo spazio cibernetico dei propri cittadini (con la quantità incalcolabile di dati preziosissimi al suo interno), verrà decretato il suo vantaggio competitivo rispetto agli altri paesi. L'Italia, per cultura digitale, competenze diffuse e infrastrutture, è ancora indietro rispetto agli altri paesi avanzati dell'Europa; il margine per recuperare ancora c'è, sebbene si faccia, anno dopo anno, sempre più sottile.

 

Mercoledì, 18 January 2017 12:39

IVA 2017, che cosa cambia?

Sebbene siamo un'azienda di consulenza ICT, siamo consapevoli quanto la fiscalità costituisca un punto critico per le aziende, le cui dinamiche, a causa del processo di digitalizzazione della Pubblica Amministrazione, si avvicinano sempre più alla nostra realtà specifica. Per questa ragione abbiamo il piacere di dare il nostro piccolo contributo dedicando una rubrica mensile sulle principali scadenze fiscali per le imprese.

Questa volta torniamo a parlare di fisco in virtù di alcune modifiche molto importanti che interessano la dichiarazione dei dati ai fini di calcolo dell'IVA. Modifiche che hanno portato a un moltiplicarsi delle date di cui tenere conto durante l'anno, sollevando diverse polemiche da parte dei professionisti su queste misure le quali, a detta loro, vanno esattamente all'opposto rispetto a quel processo di semplificazione fiscale a cui da anni i vari governi dichiarano di appellarsi.

Ma andiamo per ordine, il primo grande cambiamento previsto dal 2017 interessa la comunicazione dei clienti e dei fornitori ai fini d'imponibile IVA. Questa procedura, nota come "spesometro", non avrà più scadenza annuale ma trimestrale. Quest'anno dunque alla dichiarazione per il 2016 prevista per Febbraio seguiranno quelle per il 2017 ogni tre mesi, con un'eccezione: la prima scadenza del nuovo spesometro sarà semestrale e cadrà nel mese di Luglio.

Un'altra grande novità introdotta a partire da quest'anno è una nuova dichiarazione sui dati utili per la liquidazione dell'IVA. Anche questa avrà natura trimestrale e dovrà essere inviata esclusivamente in via telematica.

Per rendervi un po' più chiara la situazione, ecco una tabella riassuntiva degli impegni di comunicazione dati per l'IVA di quest'anno.

 

SCADENZA ADEMPIMENTO
28 Febbraio 2017 Dichiarazione Annuale IVA 2016
10 Aprile 2017 Spesometro 2016 contribuenti IVA mensile
20 Aprile 2017 Spesometro 2016 contribuenti IVA trimestrale
31 Maggio 2017 Comunicazione liquidazioni IVA I trimestre 2017
25 Luglio 2017 1° spesometro 2017. Comunicazione fatture emesse e ricevute I semestre 2017
18 Settembre 2017 Comunicazione liquidazioni IVA II trimestre 2017
30 Novembre 2017 Comunicazione liquidazioni IVA III trimestre 2017
2° spesometro 2017. Comunicazione fatture emesse e ricevute II semestre 2017
28 Febbraio 2018 Comunicazione liquidazioni IVA IV trimestre 2017
3° spesometro 2017. Comunicazione fatture emesse e ricevute III semestre 2017
30 Aprile 2018 Dichiarazione Annuale IVA 2017

 Si preannuncia dunque un anno ancor più ricco di scadenze fiscali da onorare. Tuttavia esiste un modo per semplificare parzialmente queste procedure, con il conseguente risparmio in tempo e impegno. Dal 2017 sono infatti partiti gli incentivi fiscali previsti per le aziende che adotteranno la fatturazione elettronica tra privati. Tra questi vantaggi rientra anche l'esclusione dallo spesometro 2017

Giovedì 26 Gennaio, a Milano, TeamSystem, in collaborazione con il Politecnico di Milano e Osservatori.net, presenterà in esclusiva una piattaforma pensata per attrezzare le imprese a questo nuovo regime di fatturazione, dando quindi la possibilità di godere degli incentivi. L'evento è gratuito, ma i posti a disposizione sono limitati.

Per saperne di più e iscriversi

Giovedì, 05 January 2017 17:35

Le principali scadenze fiscali di Gennaio 2017

Un nuovo anno ha inizio, e le novità dal punto di vista fiscale saranno numerose. Nel frattempo, già da Gennaio, ci sono diverse scadenze molto importanti d'appuntare nel calendario.


 

  • -16 Gennaio – Versamento Tobin Tax

    • --->Cos'è? Si tratta dell'imposta prevista laddove si eseguano transazioni finanziare

    •  --->A chi è rivolta? Operatori privati e aziende che hanno effettuato operazioni di natura finanziaria senza l'ausilio di intermediari e notai

  • -16 Gennaio – Versamento ritenute IRPEF, contributi previdenziali per il sostituto d’imposta. Versamento IVA mensile e Trimestrale.

    • --->Cosa sono? Si tratta del consueto appuntamento mensile per IVA e per i contributi INPS dei dipendenti versati dall'impresa con conseguente trattenuta sulla busta paga.

    • --->Chi le deve pagare? Per i contributi previdenziali, chiunque svolga opera di sostituto d’imposta, per l’IVA tutte le attività economiche.

  • -20 Gennaio – Comunicazione telematica all'Anagrafe Tributaria delle operazioni di verifica periodica degli apparecchi misuratori fiscali effettuate nel trimestre solare precedente.

    • --->Cos'è? Trasmissione dei dati identificativi delle operazioni di verificazione periodica effettuate nel trimestre solare precedente
    • --->A chi è rivolta? Fabbricanti di misuratori fiscali e laboratori di verificazione periodica abilitati 

  • 20 Gennaio – Trasmissione operazioni effettuate durante il trimestre precedente per il regime IVA Moss

    • --->Cos'è? Si tratta di una comunicazione obbligatoria dei movimenti soggetti ad IVA passiva relativa all'ultimo trimestre, prevista anche se nel corso del trimestre stesso non sono state fatte operazioni.

    • --->A chi è rivolta? A tutti gli operatori economici passivi con sede o residenti al di fuori del territorio dell'Unione Europea che effettuano servizi di telecomunicazione verso soggetti residenti all'interno dell'Unione Europea e che optano per il regime speciale previsto dall'art.74 quinquies del D.P.R. n. 633/1972

  • -25 Gennaio – Presentazione Elenchi mensili e trimestrali INTRASTAT con IVA comunitaria

    • --->Cosa sono? Si tratta di un’imposta che riguarda tutti coloro in possesso di partita IVA comunitaria e che compiono operazioni di scambio su beni mobili all'interno dell'Unione Europea.
       
    • --->A chi sono rivolti? Questa volta l’appuntamento interessa sia le imprese che hanno optato per il regime mensile, sia quelle che hanno scelto il regime trimestrale (Ottobre, Novembre e Dicembre).

 

  • -26 Gennaio – Ravvedimento versamento acconto IVA

    • --->Cos'è? Si tratta dell'ultimo giorno utile per la regolarizzazione del versamento dell'acconto IVA relativo all'anno 2016 non effettuato (o effettuato in misura insufficiente) entro il 27 dicembre 2016 (ravvedimento), con la maggiorazione degli interessi legali e della sanzione ridotta a un decimo del minimo (ravvedimento breve)

    • --->A chi è rivolto? Contribuenti IVA soggetti agli obblighi di liquidazione e versamento sia mensili che trimestrali che non hanno ancora versato l'acconto con scadenza decorsa il 27 Dicembre del 2016.
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