Sharing is caring? A che punto siamo con la condivisione d'informazioni all'interno dell'impresa
Sharing is caring? A che punto siamo con la condivisione d'informazioni all'interno dell'impresa

La successione di clamorosi attacchi informatici che ha sconvolto il mondo nel corso degli ultimi mesi ha posto le aziende di fronte alla dura realtà: oggi un attacco informatico o una sottrazione d'informazioni preziose può provenire da qualsiasi dispositivo connesso ad Internet e per poter dormire sogni tranquilli occorre conoscere con precisione che percorso fanno tutti i dati sensibili dell'azienda all'interno e all'esterno della struttura lavorativa.

Gli ultimi studi relativi al nostro paese tuttavia dipingono uno scenario in cui si tende a far veicolare i dati inerenti l'attività lavorativa in maniera del tutto disordinata e casuale, senza considerare le possibili e disastrose conseguenze di "parcheggiarle" su di un punto a rischio. 

Dal punto di vista squisitamente operativo, in Italia non solo si tende a condividere le informazioni in maniera pericolosa, ma pure inefficiente. Più del 90% degli intervistati ha infatti dichiarato di usare le mail per scambiarsi documenti, con i noti rischi d'infiltrazione e phishing. Per quanto riguarda la sua naturale evoluzione nella conservazione e diffusione dei dati, il cloud storage, solo il 30% usa soluzioni pensate per aziende, mentre il 44% si ostina ad utilizzare soluzioni in cloud "generaliste" come Dropobox, nonostante i milioni di account trafugati giusto qualche mese prima proprio dai suoi archivi.

Se pensate che almeno dal punto di vista qualitativo, ossia nella preservazione di documenti realmente sensibili, ci sia una maggior consapevolezza da parte degli utenti è tempo di accettare, anche in questo caso, una realtà a dir poco inquietante. L'84% degli intervistati infatti ha ammesso d'inviare sempre via mail documenti considerati sensibili che sui server dei provider di email proprio non ci dovrebbero stare. Per il Cloud le cose non vanno affatto meglio: circa il 70% di chi è intervenuto ha dichiarato di conservare documenti sensibili per l'azienda in file di sharing personali e senza il permesso della propria azienda.

Una situazione che potrebbe rivelarsi presto un vero e proprio incubo per imprese, le quali più diventano dipendenti dal web, più rischiano di perdere il controllo sui percorsi intrapresi dai dati. Uno dei modi per poter compensare questo fenomeno è lavorare sulla cultura digitale, in grado di minimizzare l'uso di comportamenti a rischio da parte dei propri lavoratori. Di questo e di altri modi per prepararsi all'epoca digitale ne parleremo Giovedì 1 Dicembre dalle 15 in provincia di Milano. Scopri di più cliccando QUI

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Per i dirigenti è il cloud la chiave per o sviluppo d'impresa
Per i dirigenti è il cloud la chiave per o sviluppo d'impresa

Secondo una recente ricerca condotta su 1200 decision maker in ambito Information Technology suddivisi tra vari paesi industrializzati, l'elemento che giocherà un ruolo chiave per l'evoluzione delle aziende verso dinamiche quali l'Industria 4.0 sarà la tecnologia Cloud.

Il 60% degli intervistati infatti ritiene addirittura necessaria un'infrastruttura Cloud pensata appositamente per le imprese. Solo in questo modo, a detta loro, sarà possibile capitalizzare eventuali investimenti in quelle che sono considerate le due categorie principali per l'innovazione tecnologica di un'impresa: intelligenza artificiale e robotica.

 

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Account Dropbox violati: cosa fare per tutelarsi
Account Dropbox violati: cosa fare per tutelarsi

Brutto colpo per Dropbox, uno dei più importanti servizi di cloud storage globali. Pare che siano stati violati 68 milioni di account, più del 10% del mezzo miliardo di profili totali della piattaforma. La compagnia al momento smentisce il furto dei dati d'accesso degli account violati, ma ammette il tentato attacco hacker e consiglia, per "ragioni di sicurezza", agli utenti che hanno creato un profilo Dropbox nel 2012 di cambiare la password. D'altra parte, la rivista di tecnologia Motherboad afferma di esser entrata in possesso di un registro contenente le credenziali. Ancora ignote le possibili cause dietro questo attacco, ma l'ipotesi più accreditata è la rivendita dei dati sensibili nel deep web.

La debacle di Dropbox è l'ennesima prova che nemmeno i colossi del settore sono immuni dagli attacchi informatici. Per poter proteggere i propri dati sensibili occorre tenere una serie di comportamenti apparentemente banali ma in grado, invece, di fare la differenza nel respingere o meno un tentativo d'attacco informatico. Se ciò è molto importante per i profili privati, è a dir poco vitale per le imprese, i cui dati sensibili sono merce assai richiesta per gli hacker.

Ecco dunque qualche consiglio da seguire per proteggere meglio i propri spazi in cloud.

-Cambiare periodicamente la password. Può essere ogni due settimane od ogni mese, di certo non è consigliabile aspettare quattro anni e un grosso attacco informatico prima di decidersi a farlo.

-Seguire le regole fondamentali nella creazione di una buona password. Nessuno chiederebbe al proprio fabbro di farsi fare una serratura troppo facile da aprire. La stessa logica vale per le password. Per quanto possa sembrare comodo collegarsi semplicemente scrivendo il nome del proprio cane, i rischi di violazione aumentano enormemente inserendo riferimenti alla vostra vita personale o lavorativa all'interno della password. Per cui sono sconsigliati anche numeri legati a date di nascita da parte di parenti, amici, compagni e via dicendo. Una password efficace dovrebbe avere sia lettere che cifre, avere un'alternanza tra maiuscole e minuscole, non essere una parola o un concetto di senso compiuto e, infine, avere una ragionevole lunghezza (almeno 8-10) caratteri. Impossibile da ricordarsi al momento? Forse, ma meglio la scocciatura di segnarsela ovunque che vedersi 

-Fare il backup dei dati. Il cloud storage è stato concepito anche per snellire gli archivi, cartacei o virtuali che siano. Tuttavia è sempre consigliabile conservare una copia di backup dei dati indipendentemente se sono su cloud, su pc o su server, così da non rischiare di perderli nel caso qualcosa vada storto col device di riferimento.

Un ultimo, importante, appunto specifico per il mondo dell'impresa. Dropbox ha avuto senza dubbio enormi meriti nella diffusione e nello sviluppo della tecnologia cloud, ma con ogni probabilità un'azienda ha bisogno di un architettura cloud dedicata a cui affidare efficacemente i propri dati sensibili, in grado di rispondere tempestivamente ad eventuali minacce dall'esterno.

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12 Agosto: la Pubblica Amministrazione dà l'addio alla carta
12 Agosto: la Pubblica Amministrazione dà l'addio alla carta

Le pubbliche amministrazioni hanno avuto 18 mesi di tempo per prepararsi, dopo l'entrata in vigore del Decreto Ministeriale sulla digitalizzazione della burocrazia l'11 Febbraio 2015. Ora il tempo è praticamente scaduto: dal 12 Agosto ogni ufficio della Pubblica Amministrazione sarà tenuto a redigere i propri documenti in formato esclusivamente elettronico. La rinuncia alla carta avrà oltretutto effetto retroattivo: il Decreto impone infatti la digitalizzazione di tutti gli archivi già esistenti.

Un'operazione mastodontica, che sicuramente non avrà termine con l'arrivo del 12 Agosto. Tuttavia, il risparmio in termini di carta e, soprattutto, soldi, è a dir poco enorme. Le stime attuali infatti indicano che il passaggio dalla carta al file porterà, al bilancio italiano, un risparmio di circa 3 miliardi di euro l'anno.

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Migrazione al Cloud: un affare da un trilione di dollari
Migrazione al Cloud: un affare da un trilione di dollari

La rivoluzione portata dalla tecnologia cloud nel mondo IT per l'impresa sta entrando ormai nel vivo. Gartner ha provato a quantificare il volume d'affari che le migrazioni delle aziende sulle nuvole avrà nei prossimi anni. Per il 2020 è previsto il raggiungimento dell'astronomica cifra di un trilione di dollari (ossia mille miliardi). In percentuale, la media di spesa dedicata al cloud nel settore IT ammonterà al 24% del totale.

A dispetto della cifra mastodontica, questo passaggio costituirà un sollievo per i bilanci aziendali. Non a caso gran parte della spesa sarà legata ai servizi "indiretti", ossia tutti quei software, servizi o features in grado di far risparmiare o incrementare la produttività usufruibili esclusivamente grazie al cloud.

La stima di Gartner ci mostra quindi uno scenario molto chiaro. Le imprese stanno comprendendo sempre più l'importanza della tecnologia cloud per il futuro della propria attività. D'altra parte, è necessaria la presenza di vantaggi che rendano concrete e monetizzabili le potenzialità offerte da questa tecnologia.

 

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